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Ho visto un paese scomparire e poi risorgere dalle ceneri, grazie alla forza delle persone.
Rosario Zurzolo, presidente Cooperativa sociale “Jungi Mundu”, Camini
Mi lascio alle spalle l'azzurro dello Ionio e risalgo le colline della Locride. Campi aridi e strade sfatte, anche il destino di Camini sembrava segnato: ridursi a paese fantasma come tanti borghi calabresi, ormai frequentati solo da fotografi urbex.
Abbandonato dallo stato, impoverito, spopolato.
Rosario, il presidente della Cooperativa, Γ¨ stato fra gli ultimi alunni della
scuola materna di Camini, poi rimasta chiusa a lungo. Nasceva un bambino ogni
due anni e i pochi ragazzini delle elementari stavano in una sola classe
nonostante le differenze d'etΓ .
Oggi ci sono due sezioni della materna, quattro classi elementari, il laboratorio d'infanzia e il doposcuola. Ci sono anche i numeri per riaprire le scuole medie chiuse da quarant’anni. Lo chiamano il paradosso di Camini.
Il cambiamento inizia quando, su esempio dalla vicina Riace, anche Camini si impegna nel programma di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Ma se Mimmo Lucano Γ¨ un visionario libertario che attira inimicizie politiche, Rosario Zurzolo, presidente di Eurocoop “Jungi Mundu”, in dialetto “Unisci il Mondo”, Γ¨ un uomo pragmatico che scommette sull'imprenditoria solidale, l'autogestione abitativa e la formazione professionale dei migranti, creando al contempo nuovi posti di lavoro per la gente del luogo.
E il paese rinasce. Botteghe artigiane, laboratori di ceramica, tessitura, sartoria, falegnameria. Orti sociali e fattoria didattica. I terreni abbandonati tornano a produrre grano, olio, vino. Prodotti agroalimentari a km zero, biologici, lavorati con metodi tradizionali.
Gerani e bouganville illuminano le scalinate di pietra, coloratissimi murales rallegrano le case ristrutturate dagli stessi migranti sotto l'abile guida del muratore locale Cosmano Fonti.
La giovane afghana Arezo Rashidi mi conduce al laboratorio tessile dove sua madre Ziagul sta lavorando al telaio. Le mani esperte fanno la spola fra i fili, tessendo insieme ricordi e speranze, ha sette figli Ziaghul, salvi grazie ad un corridoio umanitario e all'impegno della Cooperativa locale. La piΓΉ grande si sta diplomando in Scienze umane, il piΓΉ piccolino ha appena iniziato la scuola materna. In tre anni hanno imparato l'italiano, studiano, si impegnano, ma il futuro Γ¨ incerto. Lo Γ¨ per tutti...
Lo sa anche il giovane pakistano Haseeb Bukhari fuggito con la famiglia prima in Libia, poi in Italia. Nel negozio di sartoria mi presenta i genitori Shabbar e Ishrat. Il padre, orafo, ha imparato un nuovo mestiere e ora confeziona borse e vestiti di coloratissimo cotone africano. Se per i giovani Γ¨ facile adattarsi, per gli adulti Γ¨ una sfida che richiede coraggio, iniziativa, fede, apertura.
Nel centro storico oggi vivono circa trecento persone. Oltre i beneficiari del progetto della durata di due anni, ci sono famiglie che hanno deciso di rimanere, come quella dell'imam Mohamed Alokla, ferito dai bombardamenti in Siria e operato a Catanzaro, un intervento durato dodici ore. Ci sono anche caminesi rientrati dalle zone piΓΉ prospere d'Italia, come il sindaco Giuseppe Alfarano. Ragazzi tornati dall’estero per lavorare con la Cooperativa, persino stranieri, attratti dall’ambiente multiculturale.
Camini ha vinto un progetto Erasmus, ospita campi estivi di Amnesty International, Γ¨ stata accreditata nel programma Corpi Europei di SolidarietΓ . Γ nata persino una collaborazione con l'universitΓ di Tokyo centrata sulle pratiche di accoglienza e sviluppo turistico.
Etica, equitΓ sociale e sostenibilitΓ ambientale: l’economia solidale come risposta al mercato globale mette al centro le persone e il loro benessere.
Grazie al commercio equo-solidale si Γ¨ creata un'economia circolare: i turisti con il loro contributo per soggiorni e workshop sostengono il percorso inclusivo dei migranti che, dal canto loro, rappresentano una ricchezza economica, sociale, culturale, e sopratutto umana.




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